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La Triade Musicale: Struttura, Sé e Contesto

2025-11-04 20:15

Nicolò Ciarrocchi

BLOG ARTICOLI,

La Triade Musicale: Struttura, Sé e Contesto

Perché la musica ci scuote emotivamente con estrema facilità? La risposta, secondo gli psicologi Thompson, Bullet e Margunis (2022),

di Nicolò Ciarocchi
 

Perché la musica ci scuote emotivamente con estrema facilità? La risposta, secondo gli psicologi Thompson, Bullet e Margunis (2022), non risiede solo nel piacere estetico o nella bellezza dei suoni, ma in una complessa rete di processi psicologici che coinvolgono il cervello, l’identità e la cultura. Il loro studio propone un modello articolato in tre forme di apprezzamento musicale: la struttura, il sé e la fonte.

 

1. Apprezzare la struttura: l’intelligenza del suono

Il primo livello riguarda la struttura musicale, ossia la capacità del cervello di percepire e organizzare gli elementi del suono — ritmo, melodia, armonia, timbro ecc. Fin dai primi mesi di vita, siamo sensibili a relazioni tra suoni e pattern ritmici, e queste regolarità si trasformano in emozioni come tensione, sorpresa o rilassamento.

Studi psicologici e neuroscientifici mostrano che ascoltare musica significa costruire nella mente rappresentazioni cognitive del suono: anticipiamo ciò che verrà, riconosciamo schemi e ci lasciamo coinvolgere dai loro cambiamenti. La musica, quindi, non è solo percezione, ma anche previsione e memoria. La nostra cultura plasma questo processo: ciò che per un ascoltatore occidentale è dissonante può risultare piacevole in altre tradizioni musicali, come il gamelan balinese o il jazz. In questo senso, apprezzare la musica significa anche comprendere il linguaggio culturale del suono.

 

2. Il sé musicale: identità, memoria e connessione

Il secondo livello riguarda il Sé, cioè il legame tra musica e identità personale. La musica accompagna momenti cruciali della vita e diventa parte della nostra autobiografia. Pensiamo alle sigle dei cartoni animati che vedevamo da piccoli, oppure la sigla della telenovela che i nostri nonni guardavano sempre dopo pranzo. Un brano può evocare ricordi vividi, rinforzare la nostra autostima o connetterci agli altri. Non a caso, la musica si è rilevata essere un fattore protettivo (o un elemento utile a prevenire il rapido avanzamento di una specifica sintomatologia) in alcune patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Esisterebbero più dimensioni che la musica può attivare (Baird e Thompson, 2018), che riprendono l’idea di Neisser (1988) secondo cui la sensibilità a se stessi e la conoscenza di sé appartengono a cinque domini di esperienza o del Sé:

Sé ecologico: il corpo che vibra e si muove con il ritmo. L’ascolto della musica attiva risposte fisiologiche e movimenti corporei, aumentando la consapevolezza del proprio corpo. Queste reazioni forniscono al cervello un costante feedback sulla posizione e sul movimento nello spazio. La musica è in grado di stimolare le aree motorie del cervello anche durante un ascolto passivo e può indurre movimenti spontanei come battere le mani o tenere il tempo con i piedi.

Sé interpersonale: la connessione con gli altri, come accade nei cori, nei concerti o nelle danze di gruppo. Cantare o ballare insieme, come spesso accade nei concerti, aumenta il senso di appartenenza al gruppo facilitando anche la comunicazione fra i membri del gruppo, anche quando non c’è una diretta e specifica conoscenza dell’altro.

Sé esteso: la memoria autobiografica, con canzoni che ci riportano a persone e luoghi del passato. La musica può riportarci alla memoria ricordi autobiografici, cioè ricordi relativi alle nostre esperienze passate, che sembravano essere perduti. In psicologia, questo tipo di ricordi autobiografici evocati dalla musica vengono definiti MEAMs (o music-evoked autobiographical memories). I MEAMs possono essere di tre differenti tipi (Janata et al., 2007):

Relativi ad uno specifico periodo di vita (es., quando guardavamo i cartoni animati appena tornati da scuola)

Relativi ad un evento specifico (es., quando abbiamo partecipato al nostro primo concerto)

Relativi ad una persona o ad un posto (es., la canzone che ci è stata dedicata)

Sé privato: spesso alcune canzoni inglobano aspetti di noi che non siamo riusciti mai a comunicare in alcun modo. Quando ci sentiamo capiti da una canzone o anche da una melodia, è il nostro sé privato che è stato colpito da tale specifico stimolo.

Sé concettuale: un senso di identità personale unificata relativa ad altre componenti del sé oltre al precedentemente citato sé privato. In questo caso facciamo riferimento alla consapevolezza del proprio ruolo, delle proprie ambizioni e obiettivi. Tutti elementi che possono essere individuati o evidenziati anche attraverso la musica.

 

3. La fonte: il contesto invisibile della musica

Il terzo livello, spesso trascurato, è la sensibilità alla fonte, cioè la consapevolezza delle cause e dei contesti in cui la musica nasce. Ogni brano porta con sé la storia del suo autore, del tempo e del luogo in cui è stato creato. Apprezzare la musica non significa solo ascoltarla, ma anche comprendere chi e cosa c’è dietro: il gesto di un musicista, la sua biografia, le sue lotte o il significato politico di una performance.

Gli ascoltatori, anche inconsapevolmente, costruiscono modelli mentali dei musicisti e dei loro mondi. Sapere, per esempio, che una canzone nasce da un’esperienza di protesta o da un dolore personale ne amplifica la potenza emotiva. Questo vale anche per il pubblico contemporaneo, che tende a intrecciare l’esperienza musicale con il suo contesto sociale e mediatico — dai festival come Woodstock ai movimenti culturali come #MeToo o #BlackLivesMatter, che hanno cambiato il modo in cui interpretiamo certe opere.

La sensibilità alla fonte spiega anche perché un concerto “dal vivo” è così coinvolgente: vedere il corpo del musicista, i suoi gesti e la sua energia crea un legame diretto tra suono e azione umana.

 

Un nuovo modo di pensare la musica

In conclusione, l’apprezzamento musicale non è solo piacere estetico, ma un’esperienza cognitiva, emotiva e sociale. Le tre forme — struttura, sé e fonte — si intrecciano continuamente. Mentre ascoltiamo, analizziamo inconsciamente il suono, lo connettiamo alle nostre esperienze personali e lo inseriamo in un contesto più ampio di significati culturali e sociali.

Capire questo intreccio significa anche riconoscere che la musica è una forma di conoscenza, non solo di intrattenimento: ci insegna chi siamo, da dove veniamo e come ci relazioniamo con il mondo.

 

RIFERIMENTI

Baird, A., & Thompson, W. F. (2018). The impact of music on the self in dementia. Journal of Alzheimer’s Disease, 61(3), 827-841.

Janata, P., Tomic, S. T., & Rakowski, S. K. (2007). Characterisation of music-evoked autobiographical memories. Memory, 15(8), 845-860. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17965981/

Neisser, U. (1988). Five kinds of self‐knowledge. Philosophical Psychology, 1(1), 35-59. https://psycnet.apa.org/record/1990-17120-001

Thompson, W. F., Bullot, N. J., & Margulis, E. H. (2023). The psychological basis of music appreciation: Structure, self, source. Psychological Review, 130(1), 260. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35420849/