Articolo di Cecilia De Montis
Prosegue la nostra rubrica dedicata alle tecniche di manipolazione psicologica.
Dopo aver approfondito il gaslighting, oggi ci soffermiamo su una modalità più sottile, spesso normalizzata, ma altrettanto insidiosa: l’aggressività passiva.
“Andiamo a cena dai miei?”
“Faresti degli straordinari?”
“Preferirei di no.”
Una risposta apparentemente innocua, educata, persino neutra.
Eppure, come ricorda FEA (2023), citando la celebre risposta di Bartleby lo scrivano di Melville, proprio un “preferirei di no” è in grado di mandare all’aria un intero studio legale.
Questo esempio letterario ci introduce perfettamente nel cuore della questione:
👉 quanto spesso utilizziamo la passività per esprimere rabbia, opposizione o controllo senza dirlo apertamente?
E soprattutto:
quando si tratta di un meccanismo di difesa
quando diventa uno schema relazionale rigido
e quando assume caratteristiche realmente disfunzionali?
Cos’è l’aggressività passiva
In un articolo pubblicato su Internazionale (2024), lo psicoanalista Cohen definisce l’aggressività passiva come:
“Il modo indiretto e spesso insidioso con cui esprimiamo un antagonismo, una disobbedienza, riservandoci al tempo stesso in modo credibile nelle nostre intenzioni.”
In altre parole, è una forma di aggressività che non si mostra, ma agisce.
Non urla, non attacca frontalmente, non entra in conflitto aperto.
Si nasconde dietro il silenzio, la procrastinazione, l’ambiguità.
Fino alla terza edizione del DSM (1980), il disturbo passivo-aggressivo era formalmente diagnosticabile e associato a tratti come:
testardaggine
inefficienza
tendenza a procrastinare
ozio
smemoratezza
Oggi questa diagnosi non è più presente, ma Cohen ci invita a leggere questi tratti come potenzialmente presenti in ognuno di noi, soprattutto nei momenti di difficoltà relazionale.
Le possibili cause psicologiche
L’aggressività passiva non nasce dal nulla.
Spesso è il risultato di contesti in cui l’espressione diretta delle emozioni non era consentita.
Tra le cause più frequenti troviamo:
Ambienti educativi controllanti, in cui esprimere rabbia o dissenso comportava punizioni o conseguenze.
Modelli genitoriali passivo-aggressivi, appresi e interiorizzati come modalità “sicura” di relazione.
Difficoltà nella comunicazione del conflitto, accompagnata da un’incapacità di riconoscere ed esprimere le emozioni connesse.
In questi casi, la passività diventa una strategia di sopravvivenza:
non posso dire ciò che provo, quindi lo faccio sentire all’altro.
Come si manifesta l’aggressività passiva
I comportamenti passivo-aggressivi possono assumere molte forme, spesso difficili da riconoscere perché socialmente accettabili.
Tra le più comuni:
Silenzio punitivo
Spostamento della colpa sul partner, evitando la responsabilità personale
Procrastinazione intenzionale
Controllo indiretto, evitando il confronto aperto
Comunicazione vaga e poco chiara
Sarcasmo e ironia pungente
Fingere di non capire il problema, sottraendosi al conflitto
Il risultato è una relazione in cui il conflitto non viene mai risolto, ma solo rimandato, accumulato, trasformato in distanza emotiva.
Quando l’aggressività passiva diventa una strategia di chiusura
In alcune relazioni, questi comportamenti vengono utilizzati come vere e proprie strategie di uscita, senza mai assumersi apertamente la responsabilità di chiudere.
Le modalità più frequenti includono:
Uso di scuse per evitare il confronto diretto
Comportamenti provocatori o irritanti, per mantenere il controllo
Evitamento sistematico, che spinge l’altro a fare la prima mossa
Comunicazione allusiva e indiretta, fatta di accenni e non detti
In questo modo, la relazione si spegne lentamente, lasciando spesso l’altro confuso, colpevolizzato e stanco.
Un passivo-aggressivo può innamorarsi?
La risposta è sì.
Può provare sentimenti profondi di amore e attaccamento.
Tuttavia, la relazione viene spesso vissuta in modo ambivalente.
La difficoltà a esprimere bisogni ed emozioni, unita alla paura del conflitto e della dipendenza, ostacola la costruzione di un legame autentico.
Il timore di mostrarsi vulnerabile può portare a:
chiusura emotiva
distacco
evitamento
sabotaggio della relazione
Anche quando coinvolta emotivamente, la persona passivo-aggressiva può vivere l’intimità come una minaccia, rendendo difficile per il partner comprendere cosa stia realmente accadendo sul piano emotivo.
In conclusione
L’aggressività passiva non è sempre un disturbo, ma è sempre un segnale.
Parla di emozioni non ascoltate, di conflitti non espressi, di bisogni rimasti senza parole.
Riconoscerla — in noi stessi o negli altri — è il primo passo per trasformare il silenzio in comunicazione, e la distanza in possibilità di incontro.
Nei prossimi articoli della rubrica analizzeremo nel dettaglio altre tecniche di manipolazione, una alla volta, per imparare a riconoscerle, comprenderle e — soprattutto — non subirle.
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