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Sensation Seeking e percezione del pericolo in adolescenza: una lettura neuropsicologica

2026-01-08 10:43

Lavinia Sacco

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Sensation Seeking e percezione del pericolo in adolescenza: una lettura neuropsicologica

L’adolescenza è una fase della vita attraversata da trasformazioni profonde...

Articolo di Lavinia Sacco

 

L’adolescenza è una fase della vita attraversata da trasformazioni profonde. Il corpo cambia, il pensiero si fa più complesso, le emozioni diventano intense e spesso travolgenti. È proprio in questo periodo che si osserva un aumento significativo dei comportamenti a rischio, spesso accompagnati da quella che, dall’esterno, può sembrare una scarsa percezione del pericolo.

In realtà, ciò che accade è molto più complesso. Questi comportamenti non sono semplicemente il frutto di impulsività o irresponsabilità, ma rappresentano l’espressione di un cervello in piena trasformazione. Per comprenderli è necessario osservare l’adolescenza attraverso la lente del sensation seeking e dello sviluppo neurobiologico.

 

Il sensation seeking come tratto evolutivo

Il concetto di sensation seeking, introdotto dallo psicologo Marvin Zuckerman, descrive la tendenza a ricercare esperienze nuove, intense e stimolanti, anche quando comportano un certo grado di rischio fisico, sociale o psicologico. Si tratta di un tratto di personalità presente in ogni individuo in misura diversa e che non è, di per sé, patologico.

Numerose ricerche mostrano come il sensation seeking aumenti in modo significativo durante l’adolescenza, raggiungendo un picco nella tarda adolescenza e nella prima età adulta. In questa fase della vita, la ricerca di emozioni forti, la disinibizione e l’intolleranza alla noia diventano particolarmente evidenti. Il bisogno di sentire, provare, sperimentare prende spesso il sopravvento, favorendo l’esposizione a comportamenti potenzialmente pericolosi come l’uso di sostanze, la guida spericolata o le condotte sessuali a rischio.

Per l’adolescente, queste esperienze non rappresentano solo un “pericolo”, ma anche un modo per sentirsi vivo, definire i propri confini e costruire la propria identità.

 

Adolescenza e valutazione del rischio

Contrariamente a una visione semplificata, gli adolescenti non sono incapaci di riconoscere il pericolo. La maggior parte di loro possiede una consapevolezza cognitiva dei rischi legati a determinate azioni. Sanno che alcune scelte possono avere conseguenze negative.

Ciò che cambia è la valutazione soggettiva del rischio. In presenza di stimoli emotivamente intensi o socialmente rinforzanti – come l’approvazione dei pari o il desiderio di appartenenza – la spinta verso la ricompensa immediata tende a prevalere sulla considerazione delle conseguenze a lungo termine. Il pericolo non scompare, ma perde peso rispetto all’intensità dell’esperienza.

Questo ci dice che la percezione del pericolo non dipende solo dalla razionalità, ma è fortemente influenzata dai sistemi emotivi e motivazionali del cervello in via di sviluppo.

 

Le basi neurali del comportamento a rischio

Dal punto di vista neurobiologico, il cervello non si sviluppa in modo uniforme. Il suo sviluppo segue un percorso graduale che va dalle aree più antiche e profonde a quelle più recenti ed evolute.

Durante l’adolescenza, le strutture coinvolte nella gestione delle emozioni e nella ricerca della ricompensa – riunite nel sistema limbico – sono già altamente attive. Aree come l’amigdala e il nucleus accumbens permettono all’adolescente di vivere emozioni intense, reagire rapidamente agli stimoli e ricercare esperienze gratificanti.

Le regioni frontali del cervello, in particolare la corteccia prefrontale, responsabili della pianificazione, del controllo degli impulsi e della valutazione delle conseguenze, seguono invece un percorso di maturazione più lento. Il loro sviluppo si completa solo nella prima età adulta, intorno ai 24–25 anni.

Questo significa che, pur essendo in grado di comprendere i rischi, l’adolescente può incontrare maggiori difficoltà nel regolarsi quando è emotivamente coinvolto. È come se il “motore emotivo” fosse già potente e attivo, mentre il “sistema dei freni” fosse ancora in fase di messa a punto.

 

Il ruolo della corteccia prefrontale nella percezione del pericolo

La mancata piena maturazione delle aree frontali rende più complessa la gestione delle emozioni intense. In situazioni ad alto coinvolgimento emotivo, la spinta verso l’azione e la ricerca di sensazioni forti può prevalere sulla riflessione.

In questi momenti, la valutazione delle conseguenze future passa in secondo piano rispetto all’attrattiva immediata dell’esperienza. Il pericolo non viene ignorato, ma diventa meno influente nelle decisioni prese “a caldo”.

Questo funzionamento è descritto dal cosiddetto modello dei sistemi duali, secondo cui i processi emotivi e motivazionali si attivano rapidamente, mentre i meccanismi di controllo e pianificazione richiedono più tempo per entrare in gioco. Quando l’emozione domina, la percezione del rischio perde forza.

 

Implicazioni psicologiche ed educative

Comprendere il legame tra sensation seeking, sviluppo cerebrale e percezione del pericolo ha importanti implicazioni sul piano psicologico ed educativo. Strategie basate esclusivamente sulla proibizione o sull’enfatizzazione delle conseguenze negative risultano spesso poco efficaci, perché non tengono conto dei bisogni evolutivi dell’adolescente.

È invece fondamentale riconoscere che il bisogno di intensità, novità e sperimentazione fa parte di questa fase della vita. Offrire contesti strutturati e sicuri in cui tali bisogni possano essere espressi in modo adattivo rappresenta una via più funzionale per ridurre i comportamenti a rischio.

Il sensation seeking e la ridotta percezione del pericolo in adolescenza non sono quindi semplicemente segnali di scarso giudizio o mancanza di responsabilità, ma l’espressione di un cervello in trasformazione. Comprendere questi processi significa spostarsi dalla colpevolizzazione alla conoscenza, favorendo interventi più efficaci e rispettosi dello sviluppo adolescenziale.